Il nostro comprensorio ha una particolarità: se si segue un percorso da nord verso sud si incontrano morfologie del suolo completamente diverse:
- all'estremità nord troviamo le colline, elevate pendenze, regime torrentizio dei corsi d'acqua, agglomerati urbani incastonati alla base degli impluvi;
- l'alta pianura, percorsa dalle reti artificiali derivate dal fiume Piave, alimentate tutto l'anno e percorse dall'acqua con velocità sostenuta (>0,5 m/s), con urbanizzazioni molto estese e diffuse, in una continua alternanza tra terreni coltivati, aree urbane, strade, capannoni, piazzali
- la pianura, posta a sud della linea delle risorgive, contraddistinta dalla presenta di reti idriche di origine naturale, spesso modificata dall'uomo, che presentano acqua per buona parte dell'anno proveniente da risorgiva, che li percorre lentamente (<0,5 m/s)
- le zone di bonifica, laddove l'uomo oltre cent'anni fa è intervenuto estromettendo l'acqua salmastra attraverso la delimitazione delle aree con arginature e la costruzione di grandi canali e di impianti idrovori indispensabili a tenere sempre asciutte zone che altrimenti finirebbero invase delle acque del mare.
Queste caratteristiche inducono comportamenti idraulici altrettanto diversi:
- a nord, data l'elevata pendenza, la pioggia produce deflussi in tempi molto brevi, spesso nell'arco di minuti o di poche ore. Qui sono le piogge temporalesche a indurre le maggiori piene;
- a sud le pendenze inferiori fanno sì che l'acqua si muova lentamente ed i tempi di riempimento delle reti sono più lunghi, decine di ore o a volte giorni. Qui l'insidia è costituita dalle lente e costanti piogge invernali.
I grandi fiumi, come Piave, Muson, Sile, Livenza, Monticano, interessano territori molto vasti e per questo la loro competenza permane delle strutture regionali, come il Genio Civile.
Le reti pubbliche minori possono avere due provenienze:
- artificiale, quindi a suo tempo costruite dal Consorzio, o dai suoi predecessori, come le reti irrigue derivate o le reti di bonifica;
- naturale, e quindi percorrere antichi impluvi demaniali, percorsi dall'acqua in modo rilevante solo quando piove.
In entrambe i casi sopra riportati il consorzio svolge l'attività di esercizio e manutenzione. Esistono poi le reti in proprietà privata o comunale, che acquisiscono la loro importanza in quanto complementari a quelli pubblici, ma sono custodite e mantenute dai proprietari dei rispettivi sedimi, ai sensi del Codice Civile.
GLI EVENTI DI PIENA
Immaginando il nostro comprensorio suddiviso in due parti dalla direttrice Castelfranco Veneto-Treviso-Oderzo, nell’area nord gli eventi di piena sono provocati, nella maggior parte dei casi, da piogge brevi ed intense, come i temporali estivi.
L’intensità della pioggia, come visto nei recenti eventi, non ha un limite superiore massimo, frequentemente si aggira su pochi mm/ora ma può raggiungere anche i 100 mm/ora o più nel corso dell’evento temporalesco, di solito contraddistinto da dimensioni limitate.
Fondamentale è poi la sua durata: se il fenomeno dura 10 minuti e poi si sposta, i deflussi saranno limitati, ma più a lungo mantiene l’intensità elevata più i rischi di insufficienza delle reti sono probabili.
D’altra parte, un bacino potrebbe essere interessato da ampie zone verdi con grande capacità di assorbimento dell’acqua piovana. Se queste zone si riducono in ampiezza e vengono sostituite da aree impermeabili o urbanizzate a parità di pioggia l’acqua raggiungerà lo scolo in tempi più brevi e con quantitativi maggiori.
Le reti di raccolta hanno invece dimensioni fisse, assegnate in base allo scopo per le quali sono state costruite ed in funzione di un determinato apporto massimo. Ciò significa che le caratteristiche delle reti potrebbero risultare insufficienti ad accogliere apporti superiori ai massimi per cui sono state dimensionate.
In sintesi: se un canale è nato per scopi irrigui è adeguato a condurre in sicurezza fino ad una determinata portata massima. Di solito avrà pendenze limitate, per mantenersi a quote più elevate possibile ed alimentare la maggior estensione di territorio. Conseguentemente se viene invaso in modo incontrollato da acque di scolo, con buona probabilità sarà possibile l’insufficienza.
Allo stesso modo uno scolo nato per condurre acque di pioggia può rivelarsi insufficiente. Basta che:
- piova con intensità e durate superiori a quelle di progetto;
- il bacino modifichi la capacità di infiltrazione, ovvero aumenti l’impermeabilizzazione, effetto per lo più dovuto alla crescente urbanizzazione.
In altre parole: l’urbanizzazione è un’evidenza e non c’è limite all’intensità o alla durata della pioggia, c’è invece un limite massimo alla capacità di portata di un corso d’acqua.
Facile quindi comprendere come esista sempre una condizione che fa tracimare un qualsiasi corso d’acqua.

La fase di insufficienza idraulica

L'effetto positivo di una cassa di laminazione

Con elevate intensità di pioggia l'acqua invade le strade
MITIGAZIONE O ADATTAMENTO?

Un frequente effetto dei tombinamenti

Un intervento di ricostruzione della sponda

La cassa di espansione di Castello di Godego, in funzione
Il rischio c’è. Come ne usciamo?
- Facendo manutenzione. Certo, la manutenzione è importante, ma serve solo per mantenere le condizioni ottimali della rete, la “resistenza” iniziale. Va anche detto che in altri casi la manutenzione, svolta in modo non coordinato, è addirittura dannosa: se infatti si pulisce perfettamente a monte non si fa altro che aumentare la velocità e quindi a valle, nello stesso tempo arriverà più acqua.
- Costruendo nuove opere strutturali. È la soluzione indispensabile per aumentare la capacità di “resistenza” del sistema di smaltimento delle acque. SI tratta di pensare a volumi di invaso accessori (casse di espansione), scolmatori di piena, potenziamento impianti idrovori, arginature… Ma costa molto, servono finanziamenti cospicui, opere pubbliche spesso impattanti e lunghe da realizzare.
- Costruendo con attenzione all’idraulica: fondamentale. Esistono già numerosi vincoli in tal senso la DGR 2948/2009, il PGRA, i PAT comunali, i Piani delle Acque… E? necessario evitare d costruire in zone a rischio, recuperare invasi sottratti dall’impermeabilizzazione, tenere conto delle vie di deflusso, mantenere le quote dei piani terra e degli accessi sopra alle quote stradali circostanti in modo che, se l’acqua si accumula in strada (cosa assai frequente), non trovi una via preferenziale per l’abitazione.
- Mettendo fine ai tombamenti dei corsi d’acqua: se già una sezione aperta ha un limite adi capacità e può tracimare, per una sezione chiusa, come un tombamento, il limite arriva prima e la probabilità di ostruzione è molto più elevata. Chi usa il sedime di un canale come giardino, strada, piazzale, parcheggio è l’unico diretto responsabile dei danni che possono derivare, a se stesso o a terzi, in conseguenza alla presenza del tombinamento.
- Adeguando i nostri comportamenti qualora interessati da un fenomeno di insufficienza idraulica. A tale scopo lasciamo che a parlare siano le indicazioni fornite a tutti i cittadini italiani.
Il Consorzio ha come compito istituzionale il primo punto.
Sui rimanenti il nostro impegno è massimo:
- progettiamo opere strutturali, ma non le possiamo finanziare. Le realizziamo in funzione dei finanziamenti ottenuti da stato e regione.
- Seguiamo attentamente lo sviluppo del territorio, emettendo pareri prescrittivi su tutte le opere di modifica del comportamento idraulico e di interferenza con le reti.
- Ci opponiamo ad ogni iniziativa (privata o comunale) che preveda tombamenti di corsi d’acqua.
- Collaboriamo con le istituzioni competenti per gestire adeguatamente l’informazione prima e durante gli eventi di piena, che comunque ci vedono sempre impegnati con il nostro personale in servizio di reperibilità H24.
Tuttavia, non è possibile assicurare che le esondazioni non avvengano, perché il rischio idraulico può essere contenuto, ma non eliminato.
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