48 progetti per 580 milioni di euro, i Consorzi di bonifica del Veneto a Roma per presentare alla politica nazionale una proposta concreta di adattamento climatico

Roma, 14 aprile 2026 – In un avvio di stagione irrigua che in Veneto presenta più ombre che luci per quanto riguarda la disponibilità di risorsa, il direttore di ANBI Veneto Silvio Parizzi ha presentato questa mattina a Roma ai rappresentanti della politica nazionale il piano d’azione strutturale per la resilienza idrica regionale.

L’occasione è stata l’incontro promosso da ANBI presso la Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari per fare il punto sulla strategia di gestione dell’acqua. Al centro del confronto sono state poste le progettualità candidate dai Consorzi di Bonifica del Paese per la seconda tranche del PNIISSI, il Piano Nazionale di interventi infrastrutturali e strategici nel settore idrico, la cui finestra di presentazione si è conclusa a gennaio 2026.
Il piano d’azione relativo al Veneto illustrato dal direttore Parizzi presenta numeri imponenti che testimoniano la proattività del sistema regionale della bonifica. Gli undici Consorzi hanno infatti candidato al PNIISSI ben 48 progetti per un valore complessivo di oltre 581 milioni di euro, finalizzati all’efficientamento e allo stoccaggio della risorsa.
Tra queste proposte, 15 riguardano la realizzazione di nuovi invasi, un obiettivo coerente con il quadro conoscitivo approvato dalla Regione del Veneto nel 2023 che, recependo le indicazioni di ANBI Veneto, ha individuato 90 siti adatti per la realizzazione di bacini multifunzione. L’impatto delle progettualità venete candidate al PNIISSI si riflette su dati di estremo rilievo per l’economia e l’ambiente, con un incremento previsto della superficie irrigata di oltre 48.000 ettari e un risparmio annuo di risorsa idrica stimato in circa 174 milioni di metri cubi. L’impatto economico diretto di tali opere supererebbe i 175 milioni di euro annui, in termini di agricoltura, turismo, produzione idroelettrica e servizi ecosistemici come la ricarica della falda, garantendo occupazione per circa 7.600 unità lavorative.
Attraverso l’utilizzo di pannelli fotovoltaici galleggianti e centraline idroelettriche la produzione di energia rinnovabile legata a questi invasi aumenterebbe di 8,5 milioni di kWh all’anno.

L’esempio: l’ex-cava Sud-Est di Montebelluna 
Ben consapevoli di quanto sia difficile il soddisfacimento di un piano che solo per il Veneto supera abbondantemente il mezzo miliardo di euro, Parizzi ha sottolineato come singoli interventi possano generare benefici immediati e strutturali. L’esempio emblematico citato da ANBI Veneto riguarda uno dei progetti candidati dal Consorzio di Bonifica Piave: il recupero della Cava Sud Est di Montebelluna (TV). L’opera, dal costo di 10,1 milioni di euro, prevede la riqualificazione ambientale di un sito estrattivo. Ne deriverebbe un invaso polifunzionale strategico per l’irrigazione, la produzione energetica, la sicurezza idraulica, con benefici anche ambientali come la ricarica della falda. Il Consorzio di Bonifica Piave stima infatti che in caso di forti eventi meteorologici, la cava fungerebbe da vasca antiallagamento laminando fino a 190.000 metri cubi d’acqua dal reticolo idraulico afferente. Questa infrastruttura permetterebbe inoltre di ricaricare fino a 1,3 milioni di metri cubi d’acqua in falda al mese per sei mesi all’anno, e trattenere 1.000.000 mc riserva irrigua riducendo i prelievi del fiume Piave in ottemperanza alle disposizioni Comunitarie sul Deflusso Ecologico.
Il PNIISSI si conferma dunque come la linea di finanziamento ideale per sostenere questa transizione idrica, resa ancora più urgente dalle ombre che gravano sull’attuale avvio di stagione.

Ufficio stampa ANBI Veneto: Mauro Poletto

da sinistra: ing. Daniele Mirolo, Dirigente Area Progetti e Amedeo Gerolimetto, Presidente del Consorzio di bonifica Piave

In copertina: Silvio Parizzi, Direttore Anbi Veneto