La “Via delle api” lungo il fiume Aralt da Orsago a Gaiarine con l’associazione Amica Terra onlus

Il Consorzio Piave ha accolto favorevolmente la proposta presentata dall’associazione AMICA TERRA onlus di Gaiarine per la creazione della Via delle Api lungo il Corridoio Ecologico Secondario istituito dalla Provincia di Treviso nel 2010 nel P.T.C.P. che unisce la Livenza alla Pedemontana di Cordignano, all’interno del quale il fiume di risorgiva Aralt ne è in gran parte la struttura portante. In questi giorni abbiamo portato a termine la piantumazione delle alberature ed eseguito la semina. 

L’Aralt nasce nel territorio del comune di Orsago e sfocia nella Livenza a Francenigo, comune di Gaiarine, dopo circa 10 km, nel cosiddetto territorio dell’alto Livenza.  Si tratta di un classico fiume di risorgiva, a regime costante, e ad Orsago nasce appena al di sotto della linea ferroviaria Treviso- Udine, nella cosiddetta fascia delle risorgive. 

Per gran parte del suo corso, il fiume attraversa parti di campagna sottoposti ad agricoltura intensiva, ma anche tratti che mantengono una loro naturalità.  Pur attraversando l’abitato di Francenigo, il fiume non conosce strozzature di sorta, e con buona capacità d’invaso si immette nella Livenza. 

Il progetto, ha l’obiettivo di ricreare lungo il corso del fiume Aralt un habitat il più selvatico possibile, mediante: 

  • inserimento di specie vegetali che ricostituiscano il patrimonio vegetale selvatico tipico di un prato fiorito stabile  al fine di riqualificarne le sponde; 
  • piantumazione di arbusti e alberi autoctoni (v. foto); 
  • individuazione di frutteti che possano essere connessi alla “Via delle Api” favorendone il ruolo di aree di nutrimento degli impollinatori ed al contempo garantendone l’impollinazione; 
  • individuazione di ulteriori spazi di risulta come aree demaniali o zone soggette a servitù pubblica dove creare piccole stazioni di sosta formate da specie vegetali utili alle api e agli altri impollinatori. 

 

E’ nota fin dal 2006 la crisi dovuta alla riduzione di numero delle api, quando dagli Stati Uniti giunse la notizia di segnalazioni diffuse in tutto il territorio nazionale di arnie dove le api operaie erano pressoché assenti, tanto da dichiarare una vera e propria emergenza nazionale (la Colony Collapse Disorder).  Dopo le notizie provenienti dagli Stati Uniti ci si rese conto che anche in Europa la situazione non era molto dissimile, con una perdita di colonie di api variabile tra il 10% ed il 100% per apiario, delineando un fenomeno che interessava buona parte dell’emisfero settentrionale. 

Il problema della diminuzione delle api e degli impollinatori selvatici risulta di primaria importanza, se perfino la Commissione Europea ha sviluppato una Risoluzione del Parlamento Europeo del 18 dicembre 2019 (2019/2803(RSP)) sull’iniziativa dell’UE a favore degli impollinatori relativa al funzionamento della politica agricola comune e a migliorare in modo massiccio la regolamentazione dei pesticidi, richiedendo tra le altre cose l’introduzione di un indicatore sull’impatto degli impollinatori nel contesto della proposta di regolamento concernente i piani strategici nell’ambito della Politica Agricola Comune. 

Attualmente il fenomeno delle morìe interessa ogni anno in media un quinto delle colonie di api, si tratta di un problema che non può essere sottovalutato. La perdita non riguarda solo il reddito degli apicoltori, ma riguarda tutti, se si considera l’importantissimo compito svolto dalle api nell’impollinazione delle piante. 

Basti pensare che le api concorrono all’impollinazione di tre quarti delle colture fondamentali per l’alimentazione umana: a titolo d’esempio vale la pena di ricordare quasi tutti gli alberi da frutto, gran parte delle piante da orto, senza dimenticare l’erba medica o il lino; vi è inoltre l’importantissimo ruolo svolto nell’impollinazione di erbe e fiori spontanei, che producono fiori colorati e profumati proprio al fine di attirare gli insetti impollinatori. 

Non esiste un solo colpevole coinvolto nella crisi delle api; le cause risultano numerose e possono riassumersi in tre grandi categorie: 

  • la perdita delle fonti di sostentamento delle api, data dall’impoverimento del paesaggio agrario; 
  • la diffusione in agricoltura di trattamenti chimici letali per le api e gli altri insetti impollinatori; 
  • la diffusione di virus patogeni che causano vere e proprie epidemie nella popolazione delle api. 

Sono necessari interventi per affrontare il problema del declino ed invertire questa tendenza, cercando quindi di fornire più spazi adatti alla sopravvivenza e alla vita delle api e degli altri impollinatori.  Il paesaggio agrario contemporaneo risulta assai diverso da come era solo cinquanta o sessanta anni fa. Inoltre, la monocoltura risulta assai dannosa per api e altri impollinatori, in quanto richiede pesanti trattamenti con fitofarmaci che sono sì dedicati alla lotta ai parassiti, che però condividono lo stesso habitat degli impollinatori. 

È stato previsto che il 40-70% delle specie selvatiche potrebbe estinguersi se non venissero intraprese azioni che aiutino la mobilità degli animali attraverso il paesaggio.  Una delle soluzioni possibili è quella di creare delle “Vie delle api”, dei percorsi in cui l’habitat risulti il più naturale possibile, ricco di biodiversità e spazi adatti alla vita delle api e degli altri impollinatori. 

Creando collegamenti tra le aree selvatiche esistenti, riqualificando attraverso il reinserimento di specie vegetali a bassa manutenzione spazi depauperati dal punto di vista della biodiversità, sfruttando le potenzialità fornite da strumenti come i corridoi ecologici, si possono creare dei percorsi che si snodano attraverso il paesaggio, fornendo nuove ampie aree di habitat a beneficio delle api e degli altri impollinatori nonché all’avifauna. 

Sia in Italia che in Europa sono stati realizzati progetti in “soccorso” degli impollinatori e progetti di ripristino ambientale di fiumi, canali e zone umide per incrementare la biodiversità. 

Ecco, quindi, che una “Via delle Api” potrebbe fornire una serie di vantaggi e raggiungerebbe una serie di obiettivi, tra cui: 

  • aiutare la sopravvivenza delle api e degli altri impollinatori oltre alla rimanente parte della fauna e contribuire agli obiettivi di biodiversità; 
  • aiutare la nostra fauna selvatica a rispondere ai cambiamenti climatici facilitando il loro spostamento; 
  • aumentare il numero delle api e degli altri impollinatori, con i conseguenti vantaggi che questi potrebbe portare al settore agricolo (l’impollinazione è un importante “servizio ecosistemico“); 
  • avvicinare la natura alle persone; 
  • offrire a tutti l’opportunità di contribuire alla creazione delle “Vie delle api” aumentando il senso di comunità. 

Piantumazioni e semina lungo l’Aralt

Piantumazioni e semina lungo l’Aralt