Maltempo, tre piene in una settimana ma Castelfranco Veneto è difesa

Dopo mesi di piogge ridotte, è arrivata una sequenza di perturbazioni cariche di intensi apporti meteorici. Sono passati 25 anni esatti, ma molti ricorderanno ciò che accadde il 7 e 8 ottobre 1998 nella Castellana: 120 mm di pioggia in due eventi a distanza di poche ore uno dall’altro.

Il torrente Avenale, che entra nella città da nord dopo aver raccolto le acque di un esteso bacino collinare di oltre 10.000 ha che va da Asolo a Caerano S.Marco a Riese Pio X, fuoriuscì dall’alveo a sud della SS53, si riversò in via S. Pio X e Via Ospedale, allagò Piazza Giorgione e l’Ospedale stesso. Mezzo metro d’acqua in città, le fosse del Castello si confondevano con i marciapiedi, si salvò solo il centro storico, a quote più elevate.

A sud del centro di Castelfranco, l’Avenale confluisce nel torrente Muson, l’altro corso d’acqua che attraversa il territorio di Castelfranco: il nome ne narra il “carattere”. Nel 1998 il torrente Muson si alzò pericolosamente senza conseguenze rilevanti Castelfranco, fintanto che l’alveo restava inciso. Ma a valle scorre, pensile, tra alte arginature, attraversa centri urbani come Loreggia, Camposampiero Campodarsego fino a raggiungere il fiume Brenta a Vigodarzere. L’argine sinistro cedette improvvisamente nel tratto arginato a sud di Resana ed un’ondata di acqua e fango travolse Loreggia. Nello stesso momento, Castelfranco Veneto rimaneva allagata dall’Avenale. L’insidia dell’Avenale al centro di Castelfranco si era già manifestata altre volte, tant’è vero che all’epoca erano in costruzione le prime due casse d’espansione, quella di Caerano di San Marco sul torrente Cà Mula e quella di Poggiana sul torrente Brenton. Ma non sono bastate ad evitare il peggio.

Laddove le reti esistenti si dimostrano ormai insufficienti, complice un’urbanizzazione imponente del territorio, le casse di espansione, ovvero volumi disponibili all’accumulo temporaneo delle acque di piena, realizzati in fregio ai corsi d’acqua più significativi, sono l’unico vero baluardo a difesa dei territori situati a valle. L’allora Consorzio Pedemontano Brentella di Pederobba (oggi Consorzio di bonifica Piave) continuò a costruirne, utilizzando tutti i fondi disponibili.

Il bacino del torrente Avenale oggi può contare su 5 casse di laminazione realizzate dopo la citata alluvione del 1998: alle casse di Poggiana lungo l’Avenale (50.000 mc) e di Caerano di San Marco sul torrente Cà Mula (80.000) si aggiunsero nel 2004 quella di Castello di Godego sul torrente Avenale (150.000 mc), la cassa di Asolo sul torrente Brenton (50.000 mc), e, la più capiente, inaugurata nel 2012, con una capacità di invaso di 500.000 mc, ricavata dopo la bonifica e la sistemazione della ex-cava/discarica Bergamin in comune di Riese Pio X.

Le casse di espansione nel bacino del torrente Avenale oggi rendono disponibile un totale di quasi un milione di metri cubi di invaso. L’attività del Consorzio nella gestione delle piene, svolta attraverso il controllo degli organi idraulici di controllo delle casse d’espansione, è costantemente orientata a garantire che il livello del torrente Avenale in centro a Castelfranco si mantenga entro limiti di sicurezza. E questo è avvenuto nelle notti del 31 ottobre, del 3 novembre e del 5 novembre.

C’è da chiedersi: che cosa sarebbe stato di Castelfranco Veneto se non ci fosse stata l’attenta, costante supervisione del personale consorziale e le conseguenti manovre?

Nella foto qui sotto, l’evoluzione del livello dell’Avenale all’ingresso di Castelfranco Veneto, nell’ultima settimana

Recentemente la Regione del Veneto ha ultimato altre due casse d’espansione: una sul torrente Muson stesso a Fonte, in corrispondenza con la confluenza dell’affluente più insidioso ovvero il torrente Lastego ed una più piccola ma significativa a Mussolente lungo il torrente Brenton Pighenzo, che si unisce al Muson immediatamente a nord di Castelfranco. Anche il funzionamento di queste due casse ha ridotto il picco di piena del Muson a Castelfranco ma il loro effetto è maggiormente utile ai territori situati più a valle nei quali il Muson scorre arginato, come Resana e quelli dell’alta padovana quali Camposampiero e Loreggia (che nel 1998 subirono danni ingentissimi dalla rotta dell’argine est del Muson dei Sassi inondando un terzo del territorio comunale).

La città di Castelfranco è il più importante centro urbano difeso da questo tipo di opere, ma lo sono anche tutti i centri urbani più piccoli e tutte le aree fortemente urbanizzate che rientrano nel bacino del torrente Muson.

Non dimentichiamo che le casse di espansione sono anche degli importanti bacini di accumulo a fini irrigui; l’acqua accumulata nelle casse durante le piogge è utilizzabile nei periodi di massimo prelievo irriguo, come ad esempio già avviene nella cassa di Riese Pio X, dove l’acqua accumulata viene utilizzata nel periodo estivo per alimentare l’impianto pluvirriguo confinante in autonomia contribuendo a risparmiare notevoli volumi d’acqua prelevati dal fiume Piave.

Nella foto: la cassa di espansione di Riese Pio X domenica 5 novembre 2023. La cassa è entrata in funzione nel 2012 sistemando l’ex cava Bergamin e completando il canale di scolmo dal torrente Brenton. Capacità di invaso di 500.000 mc

Il complesso schema idraulico del bacino del Muson

Il centro di Castelfranco Veneto allagato – piena del 7 e 8 ottobre 1998