L’irrigazione strutturata nel comprensorio del Consorzio

Il sistema Piave con le principali infrastrutture irrigue

L’alta pianura trevigiana è priva di idrografia superficiale naturale, fatta eccezione per il Muson dei Sassi verso ovest, Piave al centro, Livenza e Monticano verso est. E’ per questo motivo che, al di sopra della linea delle risorgive, sono state realizzate le antiche derivazioni, dal fiume Piave a Pederobba, con il canale Brentella di Pederobba ed a Nervesa con il canale Piavesella di Nervesa.

In tempi più recenti le reti si sono consolidate ed ampliate, fino a consentire, attualmente, l’alimentazione irrigua a mezzo di reti strutturate , alimentate con acqua appartenente al bacino del fiume Piave, prelevate dall’Opera di Presa di Fener, di Nervesa o dal sistema S.Croce-Fadalto-Castelletto, su oltre 50.000 ha.

All’inizio del secolo scorso, con la costruzione degli impianti idroeletrici nel bacino montano del fiume Piave, si sono garantiti anche invasi irrigui fondamentali per garantire la continuità dell’apporvvigionamento durante il periodo estivo, come i laghi di S.Croce, del Mis e di Pieve di Cadore.

L’esercizio annuale di alcune derivazioni censente di mantenere in esercizo i canali principali anche nel periodo non irriguo. L’acqua viene restituita a valle alle reti di pianura come il Sile, noto fiume di risorgiva, o a quelle che giungono fino alla Laguna di Venezia, come il Marzenego, lo Zero, il Dese.

L’acqua derivata alimenta la falda freatica e i corsi d’acqua superficiali consentendo anche ai terreni compresi tra Treviso e Venezia di poter disporre della risorsa idrica per fini irrigui o ambientali. Un patrimonio immenso, spesso non riconosciuto.

Nella planimetria a lato sono riportate in colori diversi la zone dotate di sistemi di distribuzione irrigua in gestione al Consorzio.
Le diverse colorazioni corrispondono a diversi sistemi irrigui disponibili.

In giallo circa 30.000 ha dotati di strutture fisse tubate che consentono il prelievo da idrante alla pressione minima di 3 bar.

In azzurro le zone ancora dotate di canalette e sistema a scorrimento, su circa 20.000 ha.

In totale le aree che possono utilizzare strutture irrigue fisse si estendono su poco più di 50.000 ha di superficie agricola netta.

La messa in disponibilità dell’acqua nelle UTO (Unità Territoriali Omogenee) irrigue avviene per ogi mappale in base ad una turnazione prestabilita dal consorzio.
Le UTO sono tre e dipendono dal loro punto di approvvigionamento: Fener, Nervesa e Meschio, inteso come il sistema S.Croce-Fadalto-Castelletto.

I tempi d’irrigazione ed i turni irrigui variano in base alle dimensioni del comizio e alle caratteristiche del terreno (la cosiddetta capacità di campo, ovvero di trattenere l’acqua). I terreni compresi in un’area strutturata rimborsano i costi di esercizio, derivazione, sorveglianza, manutenzione al Consorzio attraverso il cosiddetto contributo irriguo, calcolato a ettaro di superficie del mappale.

Laddove il prelievo è possibile da reti strutturate non è autorizzabile il prelievo dal sottosuolo.

CARATTERISTICHE STANDARD

Link utili

Acqua risorsa preziosa
Acqua rischio ed insidia
Il caso Piave