Mitigazione o adattamento?

Cassa di espansione di Castello di Godego (TV)

Mitigazione o adattamento. Il primo aspetto significa ridurre la temperatura media dell’atmosfera e questo non lo può fare una regione, non lo può fare la sola Italia, è un tema mondiale. L’adattamento invece spetta a noi. Occorre trovare sistemi che riducano l’impatto delle piene” prof. Andrea Rinaldo, ordinario di Costruzioni idrauliche all’Università di Padova e Direttore del Laboratorio di Eco-idrologia (ECHO) – Losanna CH, Nobel dell’Acqua 2023

Dieci giorni di maltempo che, a quanto pare, non è ancora terminato, e le pagine dei giornali sono piene di cronache di allagamenti, dissesti, danni, e dei primi accenni a cause e responsabilità. Asolo, Castelfranco, S. Biagio di Callalta, Roncade, Conegliano…l’allagamento è lì dove colpisce la pioggia.

Alcuni cominciano a ribattere: “Finitela con questa farsa del tempo di ritorno, io voglio vivere in pace nel luogo in cui vivo, ne ho il diritto!”

E non c’è dubbio che sia lecita questa pretesa. Ma a decidere sono il clima ed il territorio in cui viviamo. Le cose non accadono per caso. L’emergenza climatica ci sovrasta, dobbiamo adattarci. Inutile guardare al tempo di ritorno delle precipitazioni intense, i valori sono fuori controllo, le intensità non sono certo quelle per le quali, ragionevolmente, sono state costruite le reti di raccolta. Nemmeno il territorio è quello di una volta: costruzioni, pavimentazioni, tubazioni ci circondano e, neanche farlo apposta, anche la pioggia cresce di intensità, si ripete ogni due giorni: sembra una beffa.

Togliamo di mezzo un dubbio: le reti sono mantenute e gestite. Ci sono numerosi dipendenti del Consorzio che nel silenzio lavorano ogni giorno e quando piove stanno svegli l’intera notte cercando ogni soluzione senza figurare tra gli angeli del fango…solo che sono sopraffatti da un lato da eventi che nulla hanno a che fare con le capacità delle reti attuali, dall’altro da urbanizzazioni che sono cresciute con scarsa se non assente considerazione degli aspetti idraulici.  A tutto il personale del Consorzio Piave operatori, guardiani, tecnici, va un ringraziamento forte e solidale.

Non c’è solo l’elevata intensità delle piogge, c’è anche un territorio che non è in grado di smaltirle. Nel corso dei recenti eventi sono caduti nei bacini più interessati volumi di pioggia pari a 5-10 volte rispetto a quelli che le reti di scarico riescono ad allontanare. E allora come si comporta l’acqua? Si ferma in ogni superficie depressa, allaga ancor prima di raggiungere uno scolo, finisce negli scantinati, imbibisce completamente campi coltivati, ci impiega giorni per defluire. Quando piove qualche giorno dopo che è già piovuto intensamente è come se la precipitazione avvenisse su suolo impermeabile, poco o nulla va a disperdersi nel sottosuolo, l’acqua cerca uno scolo superficiale e finché non lo trova, allaga!

Troppo sole o troppa acqua: è il clima estremizzato o l’uomo che ha perso il contatto con la natura? È una domanda che ci fa pensare. Gli ambienti nei quali viviamo, costantemente sigillati e climatizzati, ci fanno perdere il contatto più autentico con gli accadimenti atmosferici e con la natura che ci circonda come se “non avessero a che fare con noi”. Dopo un evento meteo grave, subito si cerca un responsabile e poi ci si dimentica, ma il ripetersi di questi eventi forse ci sta dimostrando il contrario, che c’è bisogno che ciascuno, nel proprio piccolo, faccia qualcosa.

L’invito che rivolgiamo è di riflettere: possiamo mitigare il clima ed i suoi effetti così disastrosi? Oppure dobbiamo diventare abili nell’adattarci e superare queste prove? Avremo soldi sufficienti a costruire tutte le casse di espansione che servono? Lo auspichiamo, ma qualche dubbio ci sorge.

Crediamo che la soluzione sia spostarsi verso l’adattamento. Adattamento significa sapere che l’acqua può arrivare, quando meno ce lo si aspetta, in quantità tali da non poter defluire, e fare in modo che non ci faccia del male.

Dobbiamo riservarle lo spazio per correre o sostare senza far danni, ma solo in quei momenti in cui piove tanto e sul bagnato.

Dobbiamo costruire con l’attenzione agli aspetti idraulici, elevare le quote degli accessi rispetto alle strade, le strade potrebbero diventare corsi d’acqua per qualche ora senza per forza finire negli scantinati o nei piani terra delle abitazioni.

Dobbiamo evitare di insediarci dove la frequenza di allagamento è alta: se l’acqua preferisce alcuni luoghi significa che sono depressi e prima o poi ci torna, inutile contare il numero di volte che succede.

E poi basta tombamenti: ad ogni tombamento corrisponde prima o poi ad un allagamento, perché un tubo ha un limite di portata ma la pioggia non ha un limite all’intensità.

E rispettiamo i corsi d’acqua: se vogliamo che le manutenzioni siamo più frequenti, liberiamo la fascia di rispetto, togliamo le recinzioni che impediscono il passaggio dei mezzi di pulizia, evitiamo spianamenti ed occlusione di scoline, sono i primi volumi di invasi raggiunti dall’acqua!

Crediamo che molto possa esser fatto e da tutti: non è un semplice problema di manutenzione. Serve una consapevolezza e condivisione diffusa da parte di istituzioni, tecnici e cittadini.

La sicurezza idraulica di un intero territorio è una sfida che si affronta e si vince insieme.

Cassa Tuna ad Asolo (TV)

Effetti di uno degli innumerevoli tombamenti sul nostro territorio

Torrente Boscariol a Susegana

Cassa di espansione Viazza a San Zenone degli Ezzelini 

Cassa di espansione e fitodepurazione di Salvatronda

Cassa di espansione sul Brenton ad Asolo