Descrizione Progetto

Castelfranco Veneto durante la piena del 7 ottobre 1998

Nella parte alta della pianura, i corsi d’acqua hanno un comportamento torrentizio, amplificato di recente sia dall’aumento dei fenomeni meteorici brevi e intensi, sia dal graduale consumo del suolo agricolo per la progressiva estensione delle aree urbanizzate e conseguente impermeabilizzazione dei suoli, fattore che ha comportato un evidente aumento degli afflussi meteorici alle reti idrauliche di scolo.

Difesa idraulica della castellana e dell’alta pianura trevigiana

Invasi e cave dismesse restituite al territorio

In queste aree la bonifica assume i caratteri di difesa idraulica dalle piene che transitano lungo la rete di scolo e che sempre più frequentemente danno luogo a fenomeni di esondazione, pur brevi e di estensione limitata, ma sempre dannosi per residenti e infrastrutture.
Constatata l’insufficienza strutturale delle reti esistenti, nate con dimensioni e scopi diversi e non adeguabili se non a costi proibitivi, il Consorzio ha studiato soluzioni più percorribili e meno costose: tra queste assumono particolare rilievo le casse di laminazione, ovvero volumi disponibili all’accumulo temporaneo delle acque di piena, realizzati in fregio ai corsi d’acqua più significativi e in posizioni tali da assicurare una sorta di valvola di sfogo o vaso di espansione in caso di apporti meteorici consistenti, a difesa dei territori situati a valle.
Nell’alta pianura trevigiana il Consorzio gestisce 12 casse di espansione, per un volume totale disponibile di quasi 2 milioni di metri cubi, realizzate e gestite dal Consorzio, con fondi proprie o tramite finanziamento regionale.
La città di Castelfranco è il più importante centro urbano difeso da questo tipo di opere, ma lo sono anche tutti i centri urbani più piccoli e tutte le aree fortemente urbanizzate che rientrano nel bacino del torrente Muson.
La sicurezza idraulica della città di Castelfranco Veneto, attraversata dagli alvei di due minacciosi corsi d’acqua a carattere torrentizio come il Muson e l’Avenale, dipende da 5 casse di laminazione realizzate dopo la ben nota alluvione del 1998: le casse di Poggiana e Castello di Godego sul torrente Avenale, la cassa di Asolo sul torrente Brenton, la cassa di Caerano sul torrente Cà Mula e, la più capiente, inaugurata nel 2012, con una capacità di invaso di 500’000 mc, ricavata dopo la bonifica e la sistemazione di una ex-cava/discarica in comune di Riese Pio X; quest’ultima in particolar modo serve ad evitare allagamenti non solo nei vicini comuni di Riese Pio X e Castelfranco Veneto ma anche nei comuni situati più a valle come Resana e quelli dell’alta padovana quali Camposampiero e Loreggia (che nel 1998 subì danni ingentissimi dalla rotta dell’argine est del Muson dei Sassi inondando un terzo del territorio comunale).
Le casse di espansione nel bacino del torrente Avenale oggi rendono disponibile un totale di oltre un milione di metri cubi di invaso.
L’attività del Consorzio nella gestione delle piene, svolta attraverso il controllo degli organi idraulici di controllo delle casse d’espansione, è finalizzata a garantire che il livello del torrente Avenale in centro a Castelfranco si mantenga entro limiti di sicurezza.

A novembre 2013 è stata ultimata ed è entrata in servizio un’altra cassa di espansione di 50.000 mc posta lungo un insidioso affluente del fiume Zero in località Salvarosa di Castelfranco Veneto che lamina le piene degli scarichi provenienti da un bacino idrografico di circa 650 ettari, prevalentemente urbanizzato e comprendente tra l’altro l’importante zona commerciale dei Giardini del Sole. Quest’ultimo bacino è stato progettato al fine di contenere gli effetti di precipitazioni brevi ed intense, come i temporali estivi, ben noti nella zona a sud est del centro, in particolare a ridosso degli assi ferroviari Castelfranco-Montebelluna e Castelfranco-Treviso, lungo via Grotta, via Lovara, via Sile, via Panni, e aree contermini.
Quest’anno il Consorzio sta terminando i lavori della vicina cassa di Salvatronda con identica capacità di quella di Salvarosa.
Entrambe le casse oltre a svolgere l’importante funzione di laminare le piene e salvaguardare Castelfranco e zone limitrofe, sono utilizzate come bacini di fitodepurazione per il miglioramento della qualità delle acque e rappresentano quindi un interessante esempio di connubio tra la difesa del suolo e aspetti ambientali; nella foto seguente si vede la cassa di espansione di Salvarosa in condizioni ordinarie dove è massima l’attività di fitodepurazione; essa rappresenta una meravigliosa oasi naturalistica, un’interessante esempio di ecosistema la cui caratteristica distintiva è la presenza di specie vegetali tipiche delle zone umide, radicate a un substrato di crescita o flottanti sullo specchio d’acqua: le piante e, soprattutto, le biomasse microbiche che si sviluppano al suo interno sono i principali attori nel processo di rimozione degli inquinanti.
La cassa di espansione di Riese Pio X completata nel 2012 sistemando l’ex cava Bergamin con una capacità di invaso di 500.000 mc e completando il canale di scolmo dal torrente Brenton

La cassa di espansione di Riese Pio X completata nel 2012 sistemando l’ex cava Bergamin e completando il canale di scolmo dal torrente Brenton. Capacità di invaso di 500.000 mc

La cassa di espansione di Castello di Godego completata nel 2003 . Capacità di invaso 150.000 mc

Bacini di accumulo a fini irrigui

Le casse di espansione sono anche degli importanti bacini di accumulo a fini irrigui; l’acqua accumulata nelle casse durante le piogge è utilizzabile nei periodi di massimo prelievo irriguo, come ad esempio già avviene nella cassa di Riese Pio X, dove l’acqua accumulata viene utilizzata nel periodo estivo per alimentare l’impianto pluvirriguo confinante in autonomia contribuendo a risparmiare notevoli volumi d’acqua prelevati e incrementando conseguentemente il deflusso minimo vitale nel fiume Piave a valle della derivazione principale.